Scegliere Sé Stessi: il coraggio dell’integrazione
Scegliere sé stessi, sempre e comunque, può sembrare una provocazione egoistica. E in un certo senso lo è.
Ma forse è tempo di restituire all’ego-ismo una dignità diversa, una centralità nuova, soprattutto quando si parla di lavoro interiore. Non l’ego che domina o separa, ma l’Io che si assume la responsabilità della propria vita.
La vita che ognuno di noi sogna non emerge dal nulla. Non accade per caso. Non si riceve in dono.
Richiede lo sviluppo di competenze sottili: osservazione, ascolto interno, capacità di stare nel conflitto senza fuggire, coerenza tra ciò che si sente, ciò che si pensa e ciò che si esprime.
È un’opera di integrazione.
Non esistono scorciatoie. Nessuna persona — e davvero nessuna — può compiere questo lavoro al posto nostro. Possiamo essere accompagnati, sostenuti, illuminati a tratti. Ma il passo resta nostro.
Da questo punto di vista, la crescita individuale richiede una forma di egoismo consapevole: la scelta di tornare a sé, anche quando sarebbe più semplice restare fuori, adattarsi, compiacere, disperdersi.
Si può agire solo nella misura in cui si è disposti a rientrare. A ritornare al centro.
Il cammino va dal fuori al dentro, ma non si ferma lì. Quando l’interno e l’esterno iniziano a dialogare, quando il sole della coscienza incontra la luna dell’inconscio, allora qualcosa si ricompone. L’interazione tra coscienza e inconscio permette la nascita di un nuovo centro dal quale agire.
È un atto di coraggio. È il primo gesto di integrazione. È l’inizio del matrimonio interiore.
Scegliere sé stessi non significa escludere l’altro. Significa smettere di abbandonarsi.
Non è un gesto contro il mondo. È un gesto a favore della propria interezza.
La domanda è: sei prontə a sostenere il tuo stesso centro?


